Manifesto del Teatro d’Azione

Il cinema, la televisione e la realtà virtuale hanno reso il teatro un’arte non più in sincronia con i tempi. La sensibilità ricettiva dello spettatore è ormai regolata da ritmi totalmente diversi dalla necessaria concentrazione e predisposizione nel ricevere il messaggio teatrale tradizionale. Urge quindi una rielaborazione totale del teatro, operazione che non può essere rimandata ulteriormente se non vogliamo assistere al tormento della sua lenta agonia sancita dai tocchi metodici degli autori-scalpellini del passato.

Poco interessa a noi l’introspezione individualista, il vuoto psicologismo, la trama inutilmente complessa, il colpo di scena, il tradimento, la redenzione, la morale scontata, il lieto fine; neanche più ci soddisfa il teatro d’avanguardia che quasi sempre ha dimostrato d’essere semplice e reazionario teatro di “ricerca”, che non rinnova, ma cambia soltanto le regole del gioco.

Noi Creatori-inventori-Guide della pieces azionista non ci fissiamo sul particolare e sul dettaglio, bardati con i colti paraocchi delle scuole di gusto – rinunciando quindi ad una comprensione diversa e altra della società che non si discosti da tale gusto e dalle regole esplicite e implicite alle quali sembra essere per forza di cose obbligato colui che voglia fare teatro – ma apriamo lo sguardo su una visione d’insieme della storia nel suo corso e negli sviluppi che può prendere e che noi vogliamo fargli prendere. Il TEATRO D’AZIONE deve essere quindi Vasto, Profondo, e sorvolare con la maestosa potenza di un bombardiere l’immobile stupidità descrittiva delle città e delle campagne sotto di noi.

Lanciando il TEATRO D’AZIONE, aboliamo lo statico concetto di teatro divertimento-passatempo per affermare il concetto dinamico di teatro azione-pensiero dove l’arte sia il disvelamento-riappropriazione di momenti di realtà da gioiosamente carpire alla “realtà della rappresentazione” che viviamo nella moderna epoca della riproducibilità tecnica dell’illusorio.

Lo sguardo d’insieme del TEATRO D’AZIONE è simile ad un CABARET FILOSOFICO: il soggetto principale del TEATRO D’AZIONE è la società-bersaglio da colpire, per criticarla e soprattutto per stimolarne gli spiriti più ricettivi e vigili, capaci poi, sull’onda dello slancio della “Pieces Azionista Totale” di sovvertirla.

Lo “spettacolo” del teatro d’azione non è da considerarsi spettacolo, né rappresentazione, ma nuova realtà in essere.

L’Avanguardia è costruzione di realtà, il Teatro d’Azione è creazione di eventi-realtà.

Il TEATRO D’AZIONE è fondamentalmente ideologico, ma rifiuta risolutamente le ormai restrittive, obsolete e patetiche categorie di destra o di sinistra funzionali solo al mantenimento in essere e al perpetuamento del Potere Attuale.

L’operazione fondamentale del TEATRO D’AZIONE è il denudamento della macchina-società, la divulgazione critica e costruttiva della storia-civiltà, l’esame radiologico dell’uomo-servo il terzo grado spietato alle élite dominanti, la resa dei conti con un potere patologicamente narcisista e anticreativo..

Il TEATRO D’AZIONE è sempre cinico, furioso e dissacratorio, ma dove smitizza, ribalta, distrugge, deve assolutamente creare: la satira lima il ferro, ma è l’altoforno della creazione che lo fonde e lo rigenera in altre forme che devono essere create ad ogni costo.

Altro punto essenziale del TEATRO D’AZIONE è l’opera teatrale svincolata dall’attualità. Il TEATRO D’AZIONE libera dalla necessità di creare opere attuali e invita a sovrapporre, a piacere ed in piena libertà, spazi, tempi e azioni, per dimostrare che l’uomo è lo stesso ovunque e che NULLA MAI E’ STATO FATTO DAVVERO PER RINNOVARE L’UOMO NEL ROFONDO.

Il primo spettacolo del TEATRO D’AZIONE potrebbe quindi avere come titolo Il chirurgo dell’anima (e lo avrà).

La vastità tematica del TEATRO D’AZIONE costringe a forzare l’angusto spazio teorico e fisico del palcoscenico e i limiti conosciuti della pratica teatrale; niente più quarte pareti, o timidi e buffi tentativi di fondere gli ambienti entrando o uscendo da spazi non previsti: il TEATRO D’AZIONE rompe ogni barriera e mescola

spazio scenico e spazio teatrale, allestisce le scenografie dove ritiene opportuno, permette agli attori di recitare non dove è previsto dal regista per esigenze sceniche ma dove ha più peso e valore la loro recitazione.

Il TEATRO D’AZIONE noncurante del peso delle abitudinarie consuetudini – delle imposizioni sociali che fondano il gusto per rendere innocuamente sterile e fine a se stesso sia il teatro che le altre forme d’arte – rompendo barriere teoriche, pratiche, sacre o profane che siano, mescolando spazio scenico e spazio teatrale, imitando il caos asimmetrico proprio dello spazio mentale-cibernetico del Web, spingono i neuroni verso molteplici nuove sinapsi. Gli uomini verso nuovi gesti liberatori e nuove azioni liberanti collettive.

Per quanto riguarda la tecnica, la dizione, il lavoro sul personaggio, anche qui il TEATRO D’AZIONE rompe gli schemi e si orienta verso una recitazione spontanea, dove l’attore non interpreta, ma vive il proprio ruolo sino in fondo perché decaduto in quanto ruolo e innalzatosi a modo di essere.

Non si dovrebbe imparare a recitare – ovvero a fingere – quando si vuole dire la verità. Ne consegue che l’attore per eccellenza del TEATRO D’AZIONE è l’uomo da cabaret. Il TEATRO D’AZIONE, nel suo tentativo di slancio verso l’arte totale, usa ogni mezzo che ritiene valido: proiettori, filmati, diapositive, orchestra, cori tra il pubblico, partecipazione del pubblico, entrate in scena in motocicletta, cene, trucco, improvvisazioni, riservando all’umore degli attori qualsiasi intervento in qualsiasi momento, anche dove non previsto dal copione.

Il TEATRO D’AZIONE sfida le leggi dello spazio tempo, i limiti razionali del possibile, il buon senso comune piccolo borghese corollario all’ideologia liberal-capitalista dominante, il mondo politico col quale entra in aperto scontro e al quale intende sostituirsi facendosi vindice dell’Azione politica diretta da compiersi sul “palcoscenico della storia”.

Il TEATRO D’AZIONE nasce per liberare il cervello e per armarlo, per dare l’avvio all’era epica ininterrotta della trasformazione totale dell’esistente. Per questo dal luogo di raduno dove pubblico e attori si incontrano scambiandosi i ruoli e trasmettendosi e ri-trasmettendosi compiti essenziali da attuare, la rappresentazione si dilata tracimando nello spazio scenico delle strade, dividendosi e ricomponendosi e contagiando come affezione liberatrice e salvifica gli automobilisti, i passanti sbigottiti, le moltitudini.

FRANCESCOCUCCURULLO-ALESSANDROD’AGOSTINI Novembre 2000-Roma

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che vogliano realizzare “pieces azioniste”.

In ogni caso è possibile realizzare iniziative di questo tipo autonomamente rispetto al Movimento dei Poeti dìAzione, diffondendo presso tutti gli intervenuti volantini di questo Manifesto e indicando in calce i nostri recapiti e l’URL di questo sito. Sull’eventuale locandina o invito a partecipare all’evento deve essere indicata la dicitura “Pieces azionista ispirata al Manifesto del TEATRO D’AZiONE”.

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