L’essenza del concetto d’Avanguardia nell’Arte. La migliore definizione del termine avanguardia

Intervento di Alessandro D’Agostini tratto dalla convegno

Il futurismo del XXI secolo“.

 Adattamento dalla versione fonografica.

10 Maggio 2001 – Sala Convegni della Provincia di Roma

(Versione 1.0 => Copia da rivedere)

In questo intervento tenterò di definire nel modo più possibile esatto il significato del termine “avanguardia”. Spesso, soprattutto negli ambiti delle arti visive ricorrono frasi come queste “quel gruppo d’artisti o quell’artista è d’avanguardia” “quel Movimento Artistico è d’Avanguardia” ecc.

Tuttavia cosa si intenda realmente con la designazione della locuzione d’Avanguardia e quali siano le caratteristiche cui debbano in ambito artistico-estetico rispondere opere ed artisti per essere ritenuti d’avanguardia ai più non è chiaro.

Non riuscire a distinguere chiaramente l’Arte Contemporanea, l’Arte d’Avanguardia e quella di ricerca è purtroppo comune sia fra coloro che si interessano d’arte frequentando mostre d’arte, che fra molti giornalisti di settore e fra gli artisti stessi. Diciamo subito che l’arte contemporanea è tutta l’arte che viene prodotta oggi indipendentemente dallo stile o tendenza della singola opera. La maggioranza di tale produzione è tutt’altro che d’avanguardia o di ricerca e sovente rifiuta persino d’essere collocata nell’ambito dell’arte moderna propriamente detta.

 L’avanguardia artistica si differenzia dall’arte tradizionale per molti aspetti.

Innanzitutto è sempre ideologica, e lo è in modo dichiarato, nel senso che opera sulla materia in linea ad una visione della realtà e delle cose che è data a priori almeno come guida o metodo da seguire. Inoltre l’avanguardia quando ha piena coscienza della sua natura che è sempre estetico-politica, rifiuta di essere collocata nel territorio separato e specializzato dell’arte, e opera in un campo d’azione più vasto. Tale territorio è l’ambito della realtà nel suo insieme.

Potrebbe apparire contraddittoria tale affermazione. Infatti leggendo i Manifesti delle avanguardie ci si accorge che queste sono interessate ad elementi specifici; come l’ossessione per la Velocità del futurismo, il sogno del surrealismo, la distruzione negatrice dell’arte in dada ecc. In realtà le avanguardie rivelano la loro natura ideologica proprio qui. In quanto esse intendono trasformare la realtà del tutto ponendo come punto di partenza e paradigma primario della loro opera trasformatrice e innovatrice uno o pochi aspetti peculiari ai quali sempre si riferiscono e sempre tornano. Le avanguardie agiscono dal “particolare” al “generale”. Quando sembrano interessarsi esclusivamente di “una parte”, in verità utilizzano quella parte come chiave per la ristrutturazione del “tutto”.

Altro aspetto dell’avanguardia è l’aspetto “gruppuale”. Le avanguardie per essere tali necessitano di una linea o tendenza (l’ideologia dell’avanguardia stessa) indicata a priori e di un numero di artisti impegnati a seguirla. Voler produrre arte presuppone una fede e a maggior ragione creare arte d’avanguardia presuppone una forte fede nei principi che la animano, pena il fallimento e l’estinzione dell’avanguardia stessa e con essa del suo progetto. Progetto ambizioso e sovente ambizioso al punto tale da divenire utopia.

L’arte d’Avanguardia ha un rapporto differente dall’arte tradizionale nei confronti della realtà. L’arte tradizionale è il “corollario del potere” e quindi un orpello ornamentale utile solo a meglio legittimarla, o – nei casi migliori – la rappresentazione edulcorata della società e della realtà nella quale si trova immessa. Tale arte riceve la propria legittimazione dal sistema (politico-sociale) del quale fa parte e nel quale si trova ad occupare un infimo posto di cortigiana. Tale arte esiste e prospera esclusivamente a margine del potere che ne alimenta in modo maggiore o minore la sussistenza. Tale arte non agisce direttamente sul reale e nella vita, in quanto si pone semplicemente come rappresentazione di questa. L’avanguardia, al contrario si pone come “volontà” di creazione/trasformazione della realtà stessa. Per questo l’avanguardia è sempre invisa al potere dominante. Essa come ha giustamente rilevato un critico russo autore di “Lo stalinismo ovvero l’opera d’arte totale” edito dalla Einaudi entra inevitabilmente in aperto conflitto con il potere con il quale è in competizione. Ciò è avvenuto in Italia, dove il libertario manifesto del futurismo pubblicato in Francia all’inizio del secolo porta in seguito Marinetti ad incontrare Mussolini e Mussolini a trarre da lui alcune idee delle quali si sarebbe servito per edificare il fascismo. Marinetti e i futuristi salutano con gioia il nascente regime, per poi accorgersi in seguito che la natura utopica del progetto futurista (esso stesso gia comunque definito come un movimento politico compiuto e autonomo) si sarebbe dovuta scontrare con la realtà della politica che spinse Mussolini, pur di mantenere e consolidare il potere, ad accettare compromessi con le parti sociali più reazionarie e maldisposte nei confronti di qualsivoglia cambiamento come il clero, la borghesia, l’aristocrazia del tempo.

(La cosa viene lucidamente rilevata anche nell’ottimo saggio  Rivoluzione e totalitarismo” del professor Luciano Pellicani)

Mussolini agendo con la scaltrezza intrinseca all’agire politico efficace, non accontentò mai Marinetti che pretendeva che il futurismo fosse riconosciuto in seno al Regime come Arte ufficiale. E non accontentò neppure movimenti culturali oggi poco noti come Stracittà (di Prezzolini) e Strapaese (di Curzio Malaparte).

Il conflitto Avanguardia-Potere è ancora più evidente ad est. Majakowskij come esponente di punta del futurismo russo ebbe notevoli problemi a vedere pubblicate le proprie opere quando il comunismo staliniano ebbe raggiunto il suo apice e fu decretato “arte di stato” il cosiddetto realismo socialista. Sappiamo tutti come finì la parabola artistica e umana del genio Majakowski: con un colpo di pistola.

Una analisi inedita delle avanguardie russe e del realismo socialista operata sempre in “Lo stalinismo Ovvero l’opera d’arte totale” arriva a vedere il realismo socialista come avanguardia e Stalin come il suo autore. La materia dell’opera d’arte sarebbe la realtà stessa plasmata a piacimento per volontà dell’artista Stalin.

Tale tesi dal nostro punto di vista per nulla provocatoria, ma altresì molto lucida, chiarisce ancora meglio 1) la natura ideologica dell’avanguardia e 2) Quale sia in realtà la materia su cui agisca qualsiasi avanguardia. Materia nei fatti coincidente con la realtà stessa.

L’avanguardia è sempre in conflitto con l’arte preesistente e compresente in quanto avvertita come reazionaria e legata come si è spiegato in precedenza ai poteri dominanti interessati ad un utilizzo dell’arte e degli artisti quel tanto che basta per mantenere in vita se stessi.

 Prima d’affrontare alcune questioni realative alle avanguardie della seconda metà del XX secolo è bene soffermarsi su di un altro punto. La confusione spesso volutamente mantenuta da critici, artisti e operatori di settore fra arte d’avanguardia e arte di ricerca. Molti, artisti o gruppi d’artisti contemporanei pretendono di ascrivere il proprio lavoro all’interno dell’avanguardia in modo del tutto arbitrario. L’arte di ricerca è altra cosa rispetto all’arte d’avanguardia in quanto, differentemente da quest’ultima, la prima non pretende di mettere in discussione e “ridefinire in toto” le basi stesse sulle quali posa il sistema arte. Non pretende altresì di attuare una cesura netta fra vecchio e nuovo, non si propone la conquista del reale nel suo insieme, e generalmente non pretende di trasferire a tutti gli artisti la propria tecnica e la sua dottrina per renderla egemone o dominante. Essa muta semplicemente la superficie dell’oggetto estetico adottando tecniche, materiali, costrutti sintattici (ad esempio in letteratura) diversi da quelli del passato. Il puntinismo non è una avanguardia, semplicemente una tecnica pittorica tesa a rappresentare l’oggetto con accostamenti di punti sulla tela. Mentre l’avanguardia fa anche ricerca, non è sufficiente fare ricerca per essere d’avanguardia. L’arte contemporanea è costellata da moltitudini di pseudoavanguardisti che vanno considerati più reazionari degli artisti che continuano a perseguire una concezione del bello appartenente al passato. Tali artisti generalmente operano in buona fede, mentre gli altri sono degli speculatori più o meno abili della moda per il moderno, moda  ormai ridotta a semplice arcadia.

I Movimenti d’Avanguardia del secondo dopoguerra come le cosiddette neovanguardie in parte si sono riallacciate alle avanguardie storiche dalle quali hanno attinto a piene mani molto spesso senza dichiararlo apertamente e raggiungendo sovente esiti  decisamente manieristi. Tali tendenze artistiche vanno considerate in modo molto critico anche perché legate sempre ai canali ufficiali del mercato e della fruizione.

La vera avanguardia non nasce mai, né si sviluppa nell’ambito protetto dell’accademia e del potere culturale che per sua natura tende sempre ad ostacolarne la vita e lo sviluppo. Il gruppo ’63 è stato un chiaro esempio di “operazione” di potere passata artatamente come vera innovazione. Nelle operazioni di potere e di marketing non c’è certamente avanguardia, ma non c’è nemmeno arte (i recenti scrittori pulp sono un chiaro esempio di quanto asserito).

Nella seconda parte del secolo uno dei movimenti artistici e letterari il cui studio può suscitare davvero interesse e dare indicazioni a chi voglia fare avanguardia oggi è certamente L’Internazionale Situazionista i cui esponenti hanno lasciato contributi di grande valore e notevole interesse.

L’I.S. viene ufficialmente fondata nel mese di luglio 1957 a Cosio d’Arroscio (Imperia – Italia). Vi aderiscono artisti e teorici di molti paesi sia europei che extraeuropei provenienti da gruppi e movimenti preesistenti; da “Cobra”, dall’ “Interazionale Lettrista”(nata dall’ala radicale del “movimento lettrista” in seguito alla scissione dal Lettrismo fondato nel 1952 da Isidore Isou) dal “Movimento per un Bauhaus Immaginista”, dal “Comitato psico-geografico di Londra”. Essi reputano che il mondo “moderno” soffochi qualsiasi capacità poetica, faccia dell’arte una mercanzia decorativa come le altre e culmini in una “società dello spettacolo” (Guy Debord), che mostri solo rappresentazioni false, perché idealizzate, delle relazioni imposte a ciascuno.

L’essenziale dell’azione dell’IS si esercita nel campo della politica, della critica dei costumi e dei rapporti sociali, con scritti, cinema e l’azione diretta. L’attività artistica è concepita solo come uno dei mezzi di una rimessa in discussione violenta e globale dell’ordine stabilito.

Dopo una prima fase nella quale l’I.S. tentò di produrre anche opere d’arte, comprese che l’arte in questa società (o meglio “dove regnano le moderne condizioni di produzione” -come scrive Debord) non è possibile. Perché l’arte possa essere realizzata è necessario superare ad un tempo l’arte attuale ed il potere attuale.

Non possiamo che dargli ragione se l’attuale condizione politica italiana vede contrapporsi due poli entrambi portatori di una visione liberal-capitalista che non comprende al suo interno nessun accenno ad un impegno reale nei confronti del sostegno culturale e artistico. In uno stato che non ha un’etica di riferimento l’arte è destinata a morire d’inedia schiacciata dalle leggi del libero mercato e dei capitali internazionali. L’Arte attualmente ha un peso specifico nullo nella vita quotidiana e l’arte ammessa, cioè l’arte del potere, per noi Poeti d’Azione è una non arte. È difficile combattere contro la cattiva o la falsa arte, ma è ancora più difficile combattere contro l’arte attuale, perché un nemico invisibile è ancora più difficile da colpire.

Il situazionismo ha capito molto presto quale ruolo avrebbero assunto i media nel mantenimento e gestione del potere da lì a pochi anni. Nel 1968 Guy Debord scrisse un opera essenziale: La società dello Spettacolo” Dove scrive al punto 1) Tutta la vita della società nella quale regnano le moderne condizioni di produzione si presenta come un’immensa accumulazione di spettacoli.” E “tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione.”

I Poeti d’Azione che sono nati in piena era spettacolare definiscono le forme di governo attuali “tecnocrazie mediali”. Il termine spiega come il potere si regga oggi sui media e sulla pervasività di una tecnica che ne permetta un uso massiccio, impensabile in passato. Pensate al controllo costante dei cittadini: dalla carta d’identità capace di contenere gruppo sanguigno, foto personale, foto dell’iride, impronte digitali, carte di credito e quant’altro o anche all’inquietante braccialetto elettronico per i detenuti in libertà vigilata. Pare tuttavia che sia sufficiente avere con se un cellulare anche spento perché i nostri spostamenti siano alla bisogna sempre rilevati e conosciuti.

L’utlima avanguardia che citerò è il Neoismo, avanguardia portata alla ribalta dal Britannico Stewart Home nel corso degli anni ’80. Stewart Home si è occupato di tradurre in fatti concreti, installazioni, manifestazioni, performance, le sue riflessioni su aspetti legati alla produzione-consumo nell’ambito del sistema arte e di problemi che egli definisce filosofici. Nell’attività di Home vi sono aspetti seri di storicizzazione delle avanguardie e aspetti dissacratori e goliardici tesi a smascherare i meccanismi impliciti ai meccanismi di legittimazione interni al mondo dell’arte.

Home ha messo in discussione l’identità dell’artista e il concetto stesso d’identità spingendo i neoisti ad adottare per i loro lavori, le proprie riviste, i propri gruppi musicali delle identità comuni. Questo può essere letto in vari modi 1) come mezzo per conferire all’arte centralità rispetto all’artista che una volta legittimato dal sistema arte finisce per vivere come si dice “di rendita” (non crediamo tuttavia che Home abbia deciso di adottare il nome collettivo per tale motivo, ma è una implicazione conseguente della sua prassi. 2) Creare un entità fittizia capace di essere ed agire in contemporanea dovunque generando “scompiglio” nell’arte ufficiale e disordine mediatico 3) Come scrive in “Neoismo e altri scritti” (pag. 53) il nome può essere un modo per “distruggere le nozioni filosofiche occidentali di identità, individualità, valore e verità”.

Una delle parole d’ordine di Home che chiariscono il suo intento provocatorio e goliardico è “demoliamo la cultura seria“. Egli ha fatto parlare di se la stampa inglese quando ha proclamato l’Art Stike, ovvero lo sciopero dell’arte. Ha invitato tutti gli artisti a smettere di produrre arte per tre anni. Lo scopo dichiarato dello sciopero era quello di far “crollare il sistema delle gallerie d’arte”.

Home è anche un sostenitore del “plagiarismo” che applica come tecnica nella composizione dei suoi romanzi di contenuto pank-pop. Home ha compreso – studiando le avanguardie – come sia più importante la storicizzazione di una avanguardia o di un opera d’arte per la sua legittimazione che non la concretezza dell’opera stessa. Per questo si occupa di fare quello che i critici d’arte ufficiale hanno sempre fatto: storicizzare il suo stesso movimento reinterpretandolo continuamente. Questa è un attività decisamente post-moderna.

È forse necessario che mi fermi qui ricordando che in questo momento storico-politico in Italia l’unica avanguardia è rappresentata dal Movimento Giovani Poeti d’Azione da me fondato nel 1994

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