Arte e poesia come terapia sociale

I sogni rivelano un mondo psichico, dei desideri, degli scopi, non immediatamente manifesti all’individuo nella vita e nella percezione della veglia, perché mantenuti celati come “rimosso”. Come insegna la psicoanalisi, durante il trattamento l’affiorare dell’inconscio porta sì alla presa di coscienza dell’insight, ma è un processo sgradito all’individuo perché doloroso. Tuttavia tale processo “rivelativo” risulta essere, in “analisi”, il tramite necessario d’una terapia che abbia successo.

  “L’intera teoria psicoanalitica è fondata in effetti sulla resistenza che il soggetto ci oppone quando tentiamo di rendergli cosciente l’inconscio” (Sigmund Freud).

I più dicono di non comprendere i poeti e la poesia. Il loro atteggiamento in realtà nasconde quanto spiegato sopra da Sigmund Freud: essi non si vogliono confrontare col “rimosso” proveniente dall’inconscio. Rimosso che i poeti fanno affiorare e rivelano.

Essi in verità temono in primo luogo se stessi. In quanto il fragile equilibrio della loro coscienza ripone la sua stabilità su basi d’argilla. Mettere in discussione tali basi viene avvertito come un pericolo per  la coscienza, come la possibile apertura di una crepa conducente alla perdita di consolidate certezze e ad un probabile crollo di tutto l’edificio psichico.

Può esistere una poesia che sia maggiormente intelligibile ad una prima veloce lettura, ma parlare di una poesia “immediatamente comprensibile” come la parola della comunicazione funzionale e quotidiana è semplicemente un non senso. La poesia, come ogni forma d’arte – se  davvero tale, è “nascita” di qualcosa che prima non esisteva. Qualsiasi contenuto nuovo ha la necessità di un impegno cognitivo perché sia compreso e appreso. Del resto soltanto ciò che non ha bisogno di essere compreso passa per comprensibile; in quanto è stato già compreso in precedenza e non richiede sforzi ulteriori.

È bene altresì puntualizzare che la comprensione della poesia non si ferma alla sua oggettualità come ha cercato di far credere in passato certa critica.

         Il processo di comprensione della poesia è necessariamente un processo di “identificazione” e non è un processo logico. La poesia è “verità” e del resto comprendere la verità è accoglierla in sé come nostra. In sintesi la poesia “com-presa” è la poesia “presa con se”. La poesia compresa è quella che sia divenuta “parte di noi”.

Il poeta è colui che – come lo sciamano – sia in grado di vedere oltre il quotidiano, di entrare nella dimensione sospesa che consente “la visione”; è colui che trova un significato nella parola andante oltre il significato stratificato dall’uso; dalla convenzione dell’abitudine. È colui che entra in contatto con il mistero e per primo è in grado di portare alla luce il “rimosso” dando ad esso “cittadinanza” nel mondo come Arte. 

In cosa differisce il poeta d’azione dagli altri? Il poeta d’azione non porta alla luce solo il rimosso dell’inconscio individual-borghese, ma più estensivamente l’inconscio del “rimosso sociale”.

Il poeta d’azione inoltre non limita la sua “azione” alla mera “denuncia” (ciò sarebbe una azione di segno negativo perché tendenzialmente distruttiva), ma alla lucida “costruzione del futuro” in una tensione di superamento (quindi si tratta di una azione “costruente” e pertanto di segno positivo).  Il Poeta d’Azione non nega mai senza contemporaneamente affermare, non denuncia senza proporre anche l’alternativa. In questo risiede la sua “volontà d’azione” per il cambiamento. In questo risiede la sua forza taumaturgica. Per tali ragioni possiamo affermare che la “poesia d’azione” senza tradire la sua connotazione estetica di arte, di fatto risulta essere a tutti gli effetti una vera e propria “terapia sociale”.

Alessandro D’Agostini

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