Giovanna Melandri inserisce figli di papà nella Commissione romana per il Giubile 2000 – censure di Regime

Presentiamo di seguito due articoli pubblicati sulla stampa nazionale (rispettivamente il 18 dicembre 1998 e domenica 16 maggio 1999) in merito al Ministro Giovanna Melandri e ad alcune “fosche” verità obliate in merito al sul operato.

La censura del Regime continua colpire gli artisti e i poeti non allineati. Ma qualcuno questa volta sembra non stare al gioco e ribellarsi…

Per la “Ministra” Melandri la cultura è un… premio per clientele e figli di papà. – Con la scusa del Giubileo vecchie e nuove censure di regime. di Alessandro D’Agostini

L’Adunata dei “giovani” artisti. – Il ministro Melandri “non risponde a domande volgari” sui premi ai figli di papà. di Pietro Salvadori

Per la “Ministra” Melandri la cultura è un… premio per clientele e figli di papà.

CON LA SCUSA DEL GIUBILEO

VECCHIE E NUOVE CENSURE DI REGIME

L’oligarchia dominante berluscondalemiana: una indistinta marmellata liberal-capitalista che governa, ma sarebbe più appropriato dire comanda -sganciata com’è dal sentire vero del popolo e i suoi bisogni autentici- non dimostrando attenzione né indulgenza per le categorie deboli e non garantite, si serve per l’esecuzione dei propri voleri e disposizioni di un apparato di burocrati che a tutti i livelli hanno un ruolo fondamentale nel mantenimento del potere politico attuale.

Questi addetti ai vari settori, uffici e ministeri, hanno fra gli altri il compito di distribuire incarichi e fondi nel migliore modo possibile: per loro stessi e i loro compiaciuti e compiacenti servi. Compito di tutti (più o meno coscientemente o esplicitamente e in modo preordinato e programmatico), è quello di emarginare dissidenti e oppositori rendendoli innocui e neutralizzando i loro contenuti con frasi di comodo che stranamente sono quasi sempre le stesse e che dichiarano patologica, deviante o criminale tale dichiarata opposizione e distanza dalle logiche dominanti.

Hanno un ruolo importantissimo in questo meccanismo le attività ricreative e falsamente culturali che servono a dimostrare che il governo terrebbe alla cultura e all’arte e alla loro valorizzazione, ma che poi rivelano sempre altri fini.

Un governo che è paladino e servo esso stesso del capitale finanziario internazionale e attua politiche antinazionali favorendo la globalizzazione dei forti a scapito dei deboli, quale cultura italiana difenderebbe?

Al massimo, quella dell’imbellettare a volte qualche monumento per favorire l’industria del turismo e non certo per esportare e rendere patrimonio di tutti quei valori storico-artistici che sono espressione di un popolo con una storia che ha radici antiche come il nostro.

Politica e cultura come vedete stridono. Ma l’occasione di queste considerazioni da giovane intellettuale e poeta sono scaturite da un fatto contingente, ma significativo.

É stata incaricata di occuparsi della programmazione culturale per il 2000 la Commissione romana per il giubileo. Questa commissione ha prodotto un documento programmatico nel quale non si parla e non è prevista la partecipazione e il contributo dei giovani artisti, poeti e intellettuali che dovrebbero altresì essere considerati l’espressione più viva della vita culturale della Capitale.

Tanti giovani di valore vorrebbero fare proposte, dire la loro, ma si vedono esclusi. Vorrebbero protestare. Ma il loro malessere sembra non interessare nessuno; loro chi sono in fondo? Le loro rivendicazioni danno solo fastidio. Non sono protetti e non hanno gli strumenti per (credono loro) rendere nota la situazione.

Giovanna Melandri

Giovanna Melandri

Ciò di cui non si parla, nella società mediatica di fatto non esiste e allora… si lascino languire dietro dei sogni romantici, si stancheranno e la faranno finita.

Intanto il ministro della “cultura” (sic!) Giovanna Melandri (che è anche al contrario per una anomalia o almeno, a nostro avviso, una inconciliabile incongruenza, ministra della non cultura, ovvero dello sport-spettacolo), riceve una lettera, o viene avvisata della sua pubblicazione e legge a pagina 2 della Cronaca Romana del quotidiano “La Repubblica” del 07/12/’98 la lettera aperta firmata da trenta “creativi”, come li definisce il giornale, capitanati da Costantino D’Orazio, che riterrebbero vecchio il programma per il giubileo e vorrebbero avere anche loro un ruolo. Sin qui sembra tutto giusto, chiaro: finalmente si ristabiliscono gli equilibri, degli esclusi chiedono spazio, un quotidiano raccoglie le loro lamentele.

Il giorno dopo parte un altra lettera aperta a cura del Comitato Nazionale Indipendente per la Valorizzazione della Cultura e dell’Arte Giovanile e del Movimento nazionale “Giovani Poeti d’Azione”, operante nella organizzazione di eventi culturali dal ’94 e conosciuto anche per le sue iniziative di contestazione rivolte verso il mondo culturale istituzionale.

La lettera viene inviata anche, via fax, ai maggiori quotidiani e viene totalmente ignorata e… cestinata; nessuna risposta, nessuna pubblicazione, un velo di omertà; ovvero la solita censura e riduzione al silenzio che subiscono le posizioni diverse dei non schierati, dei liberi pensatori e dei dissidenti.

Perché tutto questo e perché il primo comunicato era stato accolto e reso noto dalla stampa?

La risposta è molto semplice: quei giovani firmatari della prima lettera non sono degli esclusi, hanno dei nomi che fanno riflettere.

Uno di questi è addirittura (emarginato? escluso?) il figlio di Antonello Venditti, un altro è un editore (Marco Cassini) figlio di un notissimo giudice, che ha avuto garantiti spazi in molte manifestazioni sponsorizzate dall’alto come ad esempio “Enzimi”.

La Ministra non poteva dire di no al fiore della gioventù “bene” politically correct, avrebbe avuto probabilmente grane coi “papà” illustri e allora tanto vale accontentarli…

E così più che tempestivo l’incontro con tutti e trenta gli artisti addirittura il giorno dopo: martedì 8 dicembre e altrettanto sollecita la risposta apparsa sempre su “La Repubblica” (12/12/’98 – Cronaca Romana, pag. 15): “Il Ministro Melandri ha chiesto agli artisti di fornire entro gennaio i nomi di tre esperti -uno per il teatro e la danza, uno per la musica e uno per le arti visive -da inserire in commissione”, nomi di persone che evidentemente non rappresentano nessuno se non se stessi e i propri interessi carrieristici, ma la facciata “democratica” sembra salva.

La ministra ha dimenticato tuttavia un settore, quello della letteratura e la poesia.

I giovani della seconda lettera -questi sì- davvero esclusi e non da stavolta, vorrebbero almeno avere una voce lì, ma forse quel settore dell’arte e dell’ingegno umano nel 2000, come qualcuno auspica o prevede, non esisterà più e questo grazie anche alle politiche culturali e ai burocrati che hanno ricevuto l’ingrato incarico di attuarle.

Alessandro D’Agostini

Tratto dal Quotidiano “Rinascita” del 18 dicembre 1998

Non finisce qui! Alessandro D’Agostini e i Poeti d’Azione, vedendosi negata la possibilità di ottenere chiarimenti dal Ministro che non ha risposto in nessun modo alle legittime domande e richieste scritte inviategli, né ha ritenuto opportuno replicare al contenuto dell’articolo precedente, hanno atteso l’occasione per poterla incontrare personalmente.

Alessandro D’Agostini in occasione di un incontro pubblico organizzato al Salone Stenditoio del S. Michele dopo aver distribuito ai presenti copie dell’articolo precedente, è intervenuto pubblicamente interrogando la ministra e chiedendo spiegazioni chiare sulla sua condotta. Ma la “statua di sale”…

 

L’Adunata dei “giovani” artisti

Il ministro Melandri “non risponde a domande volgari”

sui premi ai figli di papà

Si è tenuta a Roma venerdì 14 Maggio, alla presenza del ministro per i Beni culturali Giovanna Melandri, presso il Salone Stenditoio del San Michele, una prima assemblea mediata e condotta da Omar Calabrese che avrebbe dovuto avere lo scopo di incontrare e ascoltare i giovani artisti italiani. I giovani artisti in sala tuttavia erano pressoché assenti o presenti in una minoranza molto esigua. Segno questo chiaro di sfiducia da parte dei giovani nei confronti della gestione burocratica dell’arte e del sapere di un ministro che oltre ad amministrare la cultura, coniuga, con la tipica disinvoltura da “asso piglia tutto” di una certa politica, l’impegno di occuparsi anche di una materia opposta a questa e che a nostro avviso mal si concilia con un impegno di natura culturale che è lo sport-spettacolo.

I giovani artisti erano pochi, mentre la nomenclatura culturale “demosinistra” o “cattocomunista” -scegliete voi- non manca all’appello. Così troviamo seduti ordinatamente scultori, galleristi, architetti e tutti non più tanto giovani, basti pensare che era presente ed è intervenuto l’architetto Arnaldo Pomodoro.

La torta di possibili prebende e finanziamenti pubblici evidentemente fa gola e fa sentire molti repentinamente più giovani di quello che realmente sono anche perché ricca in quanto preparata personalmente e amorevolmente, senza lesinare con gli ingredienti, da una neo mamma (Giovanna Melandri n.d.a.).

Gli interventi che si sono susseguiti in genere non hanno fatto altro che chiedere un generico maggiore ascolto della voce degli artisti da parte del Ministro, interventi tutti più o meno spudoratamente lodatori della Ministra che nella sua magnanimità avrebbe concesso questa udienza, confondendo evidentemente la nostra Giovanna col sommo Pontefice. Non tenendo inoltre conto del fatto che tali incontri per chi riveste un ruolo istituzionale come il suo dovrebbero essere la norma e non l’eccezionale.

Era presente e fortunatamente è riuscito a dire la sua il poeta romano Alessandro D’Agostini fondatore del movimento artistico-culturale dei “Giovani Poeti d’Azione” che ha brevemente esposto in quattro punti programmatici altrettanti obiettivi da conseguire.

Giovanna Melandri

Giovanna Melandri

Inizialmente ha lamentato l’assenza di un dibattito culturale serio nel mondo artistico-culturale contemporaneo, dibattito che dovrebbe essere trans-politico e coinvolgere tutte le generazioni, poi ricordando ai presenti che la Rai è un servizio pubblico ha chiesto che venisse stabilito per decreto ministeriale l’obbligo di almeno un’ora a settimana di trasmissione in prima serata dedicata alla poesia e all’arte contemporanea e senza spettacolarizzazioni. Ha inoltre chiesto che si perseguissero coloro che speculano sui giovani artisti visivi che nella necessità di esporre i loro lavori cadono in una maglia intricata di proposte poco serie come quella di affittare i locali di una pseudo galleria d’arte, mentre i veri galleristi vivono delle percentuali sulla vendita dei quadri e non degli affitti dei locali delle gallerie.

Inoltre ha chiesto che fossero tutelati i giovani autori dagli editori falsi che non curando la distribuzione, né la promozione dei libri, ma solo la stampa degli stessi. Svolgono non un’attività editoriale, ma solo un’attività tipografica e non permettendo che al pubblico giunga mai notizia dell’esistenza di nuove pubblicazioni e nuovi autori ne decretano il certo oblio. Altro problema sollevato da D’Agostini è stato quello di defiscalizzare totalmente le associazioni culturali che hanno come scopo la diffusione delle arti e della cultura anche eliminando le spese notarili di costituzione che ammontano complessivamente a circa due milioni, cifra a suo dire eccessiva e ingiustificata. Al termine dell’intervento il poeta, sventolando una copia del quotidiano Rinascita e mostrando un suo articolo uscito venerdì 18 dicembre ’98 dal titolo provocatorio “Per la Ministra Melandri la cultura è un… premio per clientele e figli di papà” ha chiesto che venissero chiariti una volta per tutte e pubblicamente quali sono stati i criteri che hanno decretato l’inserimento come consulenti nella commissione romana per il Giubileo del figlio di Antonello Venditti e di Marco Cassini che “pare” ha dichiarato sarcasticamente sia un giovane editore “politycally correct” figlio di un giudice del pool. Ha chiesto se si fossero tenuti a sua insaputa una gara pubblica o un concorso per designare quei due “figli di papà”.

La Melandri al termine dei circa trenta interventi ha dato delle risposte a molte delle questioni sollevate, ma ha taciuto totalmente su questa. Il poeta D’Agostini ha pensato allora di avvicinare la signora ministra per sollecitare una sua risposta e lei, ora che le telecamere e i microfoni erano spenti e il collegamento internet che ha trasmesso tutto l’incontro in diretta pure, lapidaria così ha risolto il problema: “Non rispondo alle domande volgari”, D’Agostini indignato sentendosi preso in giro ha fatto notare che volgare è favorire i figli d’arte e non, aggiungiamo noi, domandare trasparenza e par condicio.

Chi fosse interessato sappia che è possibile rivedere e ascoltare l’intero dibattito nel sito internet dei beni culturali (censura permettendo).

Pietro Salvadori

Tratto dal Quotidiano “Rinascita” del 16 maggio 1999

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