Intervista ad Alessandro D’Agostini di Alessio Brugnoli.

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Quanto dell’eredità del futurismo vive nei Poeti d’Azione?

Nella comprensione di come i mezzi di comunicazione di massa siano centrali per la diffusione dell’arte e delle idee e per cambiare il mondo. Per il gusto del “gesto” spesso eclatante. Per la contestazione delle strutture vecchie che impediscono evoluzione, dialettica, ricambio generazionale nel mondo cultural – artistico.
Perché avversiamo un’arte che sia il divertimento o il “vizietto” delle categorie sociali colte, ma altresì la consideriamo lo strumento principe per fare anche politica e vagheggiare la possibilità di una “rivoluzione” estetica, sociale, antropologica.

Tuttavia noi non siamo e non ci definiamo futuristi. Ciò sarebbe falso oltre che ridicolo.
Un conto è riconoscere l’importanza storica del movimento futurista, un altro è avere la pretesa velleitaria e tardiva di volersi dire futuristi oggi a tutti i costi come hanno tentato di fare alcuni, ma con poca credibilità e nessun seguito o incidenza nella realtà.

Il futurismo ha fornito all’Italia e all’Europa un lascito considerevole ed unico nel panorama mondiale, ma dopo le celebrazioni caotiche e non sempre in buona fede dell’anno passato (che, di fatto, celebrando e storicizzando in prospettiva il futurismo, hanno gettato su di esso una sorta di pietra tombale anziché vivificarne i presupposti in un’ottica di proseguimento), dirsi futuristi o neo-futuristi è persino ridicolo.

I futuristi stessi se fossero ancora in vita sconfesserebbero certamente i loro tardivi epigoni.

Ripeto che il futurismo è un movimento artistico importante del secolo scorso, ma non è l’unico movimento che ci piace e che ci ha insegnato qualcosa e a cui guardiamo. Amiamo, infatti, molto anche teorizzazioni d’avanguardia più recenti, come il Situazionismo ad esempio, che ha fatto comprendere come i mass-media siano i “centri principali di produzione della verità” e della percezione di realtà.

Diversamente dai futuristi poi noi non riteniamo “tutto il progresso” cosa buona e giusta. Sarebbe oggi puerile anche perché la tecnica da sola senza un pensiero di riferimento che la collochi in un quadro più ampio è in grado di produrre danni e disastri in quantità e non mi riferisco solo al disastro ambientale ed umano di Fukuschima, ma alle condizioni stesse di vita e di lavoro degli uomini mutate con l’evoluzione tecnologica.

Noi pensiamo con il regista Alberto Grifi che la tecnologia sostenibile non sia tutta, ma solo quella capace di “liberare l’uomo” e non quella utilizzata per renderlo schiavo, come in molti casi avviene oggi. Del resto che differenza c’è fra un “operaio di linea” degli anni 50/60 che faceva per ore al nastro trasportatore sempre una sola operazione e un impiegato al call-center? E l’uso del PC ha forse migliorato le condizioni di lavoro di un lavoratore interinale al call-center rispetto ad un operario che avvitava solo un bullone quaranta o cinquant’anni fa? A noi sembra che sia proprio il contrario. La tecnologia sta riducendo gli spazi e le distanze fra le persone in molti casi solo virtualmente, per contro potenzia all’infinito le possibilità di “controllo sociale” degli individui da parte dei governi. Carte d’identità dove c’è registrato l’iride del soggetto e tutti i suoi dati. Braccialetti elettronici applicati a uomini in semilibertà vigilata e controllati via satellite.

Lo scenario di falsa libertà (solo formale e non sostanziale) dove ci troviamo ora ci fa pensare che questi strumenti elettronici non siano usati sola a nostro favore o per il bene comune.

L’Artista può essere ancora uno sciamano?

Lo sciamano è colui che cura i mali del malato prendendoli in se durante la trance sciamanica, ammalandosi in prima persona, lottando poi con essi per sconfiggerli e liberare di essi conseguentemente anche il malato. È colui che sa comunicare e interagire con le forze naturali e gli spiriti e rapportarsi con esse direzionandone l’energia per i suoi scopi. Il poeta autentico è in contatto con una sfera inconscia e ultrasensibile, quella che porta all’agnizione, alla soluzione dei problemi, e ad una sorta di chiaroveggenza.

In quest’ottica ancora forse “romantica” che io non voglio abbandonare per cadere in un materialismo che pretenda di aver dato risposta ad ogni mistero, rispondo di sì. Il poeta può essere sciamano, taumaturgo, magista, e anche “vate”, ma tenendo sempre conto della realtà di oggi e quindi in modo attuale.

Una volta ha definito la pittura finita negli anni Settanta, incapace di entrare in contatto con le suggestioni dell’ambiente circostante…  È rimasto di quest’opinione? In tal caso, come può la pittura uscire da questa sua afasia?
Mi interesso di arte a 360 gradi e quando parlo di arte non mi riferisco come vuole il pensiero comune esclusivamente alla pittura da cavalletto e alla scultura museizzata. La poesia rientra nell’ambito dell’arte a pieno titolo ed è una delle forme d’arte più sublime e completa. Ha la capacità di contenere colore, forma suono e pensiero in un’inscindibile unità.

Il discorso che io ho avviato in ambito principalmente poetico e letterario, ma che abbraccia anche le arti visive e plastiche mi piacerebbe che fosse affrontato anche da coloro che si interessano solo di pittura, di scultura, di arti visive e plastiche in generale.

Purtroppo questo discorso mi risulta assente dai loro dibattiti e interessi. Asserire ad esempio che l’opera del genio Piero Manzoni “Merda d’artista” sia un vero e proprio spartiacque dopo il quale gli artisti si sono trovati come privi di un ruolo preciso in seno alla società nella quale operavano, mi sembra un tema importante da affrontare e sul quale discutere.

Che gli artisti di oggi perduta ogni connotazione ideologica siano scivolati nell’assenza generalizzata di idee e di pensiero mi sembra sotto gli occhi di tutti. Ma quei tutti che se ne sono accorti non sembrano ritenere negativo che l’arte sia ridotta solo a segno fra i segni. In un saggio di Bonito oliva si parla dell’arte americana come semplice segno e dell’arte europea come arte ideologica e quindi di contenuto.

Credo che una forma d’arte antichissima e già praticata dall’uomo preistorico come la pittura, possa uscire dall’afasia di oggi solo tornando a dire cose importanti sia in ambito estetico, creativo, che etico. Possa Divenire “agente critica” nella realtà senza continuare a subirla supinamente in ossequio alle tendenze correnti acclarate, agli standard insegnati nelle accademie e superando anche l’individualismo monadico che mai come oggi sembra essere il segno distintivo degli artisti visivi che operano attualmente e che poi spesso ti accorgi che pur separati gli uni dagli altri ripetono gli stessi abusati temi e stilemi. ==> Seguita a pagina 3

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