Dario Bellezza, l’ultima intervista del poeta. Esclusivo.

DARIO BELLEZZA : CONFESSIONI DI UN POETA.

Dario Bellezza è poeta e romanziere. Ha esordito con il romanzo “Storia di Nino” nel 1970 dopo aver pubblicato racconti e poesie su riviste letterarie. Appartiene ad una generazione di autori che seppero fare propri moduli narrativi diversi da quelli della tradizione italiana. Non si può certo ignorare come gli scrittori della beat-generation americana, primo fra tutti Jack Kerouac [Lowell, 12 marzo 1922 – St. Petersburg, 21 ottobre 1969], (uno degli autori prediletti da Bellezza) abbiano segnato il suo percorso artistico soprattutto nella sua produzione narrativa.

Ritratto del poeta Dario Bellezza

Uno scatto inedito del poeta Dario Bellezza effettuato presso la sua ultima abitazione di Via Bertani (Roma – Trastevere) prelevato dall’archivio storico del Movimento Poeti d’Azione. Foto 1994 – Copyright www.poetidazione.it

Anche i maledetti francesi, Jean Genet [Parigi, 19 dicembre 1910 – Parigi, 15 aprile 1986], Arthur Rimbaud [Charleville, 20 ottobre 1854 – Marsiglia, 10 novembre 1891], Georges Bataille [Billom, 10 settembre 1897 – Parigi, 9 luglio 1962], (di questi ultimi due Bellezza ha anche curato delle traduzioni), hanno influenzato la sua formazione artistica. Basti pensare alla diversità vissuta con travaglio che emerge anche e come greve sedimentazione di vissuto e come specchio catalizzante ed esprimente i malesseri, le contraddizioni, le difficoltà di contatto reale fra gli uomini in un vivere che avverte sotto di se il vuoto, ma che nello stesso tempo non sa protendere, ed egoisticamente non vuole protendere il proprio braccio per afferrare la mano che occasionalmente, forse per distrazione, l’altro ci tende da un altro pozzo simile al nostro.

Siamo vittime di noi stessi, forse.

Nel “canzoniere erotico” (come viene definito nel retro di copertina il volume di poesia da Valerio Magrelli [Roma, 10 gennaio 1957, poeta, saggista] che ne ha curato la prefazione) “Libro d’amore“, tutto questo è presente in modo continuativo. Il poeta sembra a tratti cedere e/o concedersi al compiacimento nel crudo cronachismo degli avvenimenti, ma ad una lettura più attenta sempre viene alla luce quanto doloroso, problematico sia questo compiacersi. Il sesso come unica espressione della vitalità, e la scoperta o l’ennesima constatazione di quanto breve ed effimera possa essere anche tale manifestazione. [Alessandro D’Agostini].

Siamo andati ad intervistare il poeta nella sua casa nel cuore di Trastevere a Roma [Dario Bellezza abitò nell’ultimo periodo della sua vita a Via Bertani n.d.r.].

A.D. Sta per uscire per i tipi di Mondadori il tuo VII libro di poesia [L’Avversario]. Tu non ritieni che questo periodo storico – come in passato mi hai accennato – sia propizio per la poesia. Perché? E che cosa è cambiato da sette libri a questa parte?

D.B. Non è che io dico che non siano tempi di poesia. Sono tempi di poesia finché esistono poeti. Dico che la poesia in se al di là dei risultati e della poesia è in questo momento perdente…

La poesia è anche un fatto sociale, perché entra nel sociale, rappresenta il sociale, dimensiona il sociale. In questa direzione la poesia serve meno di altre forme d’arte o di letteratura. Perché gli editori non puntano sulla poesia, perché non si guadagna…, per tutta una serie di perché.

Copertina del primo numero della Rivista Letteraria Orizzonti (marzo 1994) che fu fondata da Alessandro D'Agostini e Giuseppe Aletti

Primo numero della Rivista Letteraria Orizzonti (marzo 1994) dove uscì l’intervista al poeta Dario Bellezza. Allora ne furono stampate e diffuse quattrocento copie. La rivista fu presentata alcuni giorni dopo la stampa presso il Cinema De Lollis de’ L’Università La Sapienza di Roma. Da allora non è mai uscita dai nostri archivi e può pertanto considerarsi l’ultima intervista del poeta  resa nota dopo la sua morte.

G.A. Thomas Mann [Lubecca, 6 giugno 1875 – Kilchberg, 12 agosto 1955] dice nel racconto “UN’ ORA DIFFICILE”: “…Conquista del mondo e immortalità proprio del nome! di fronte ad una simile meta, che valore aveva la felicità di quelli destinati a rimanere sconosciuti? Egoista è l’uomo di eccezione, in quanto soffre”. Nella tua produzione letteraria il travaglio esistenziale è fonte d’arte ed ingegno? E quanto valore ha il desiderio ed il bisogno di vincere il tempo?

D.B. L’arte è una specie di provvisoria sconfitta della morte, l’artista che si rispetti la sente così, come una competizione, una guerra contro la morte e anche contro il tempo che della morte è figlio. Io penso che la cosa più importante, almeno in letteratura, sia proprio questa lotta, questo desiderio, nel momento della scrittura, di eternarsi, di trascendere il contingente, il presente, per trasferirsi in una dimensione ultramondana, metafisica. Penso comunque che questa sia una lotta impari. Alla fine vince sempre la morte.

A.D. Tu combatterai lo stesso contro i Mulini a vento; ovvero ti darai in qualche modo da fare per promuovere la vendita di ”L’Avversario”? [L’avversario, Milano, A. Mondadori, 1994 n.d.r].

D.B. Darsi da fare per vendere tremila copie non ha senso. Se avessi pubblicato un romanzo – ciò significa in prima edizione cinquantamila copie – sarei stato costretto a fare tutte le trafile di rito: i “maurizi-costanzi” ecc. dal momento che del libro “L’Avversario” me ne stampano tremila copie ciò non ha senso. Non devo vendere niente; si può dire che l’editore neppure le distribuirà. Agli editori della poesia non frega nulla, perché loro hanno deciso di uccidere i poeti e la poesia, tanto è che i giovani sono costretti a pubblicare in piccole edizioni, su riviste , o altrimenti a lasciare i propri scritti nel cassetto.

G.A. Ne’ “IL IAGER DI SANDRO PENNA” [Sandro Penna, Perugia, 12 giugno 1906 – Roma, 21 gennaio 1977] hai scritto: “Forse si scrive per testimoniare o dimenticare la morte” che penso sia una verità comune a tutti i fruitori della parola, però affermi anche: “Non credo più alla letteratura che è un grande, inesorabile inganno che rovina la vita”.

D.B. Penso che la letteratura sia in disaccordo, sia opposta alla vita. La vita ha un suo fluire, un suo flusso. La letteratura blocca la vita: la deve rappresentare. L’autore che la rappresenta si mette a guardarla. L’artista è come un guardone, un voyeur. Non può partecipare direttamente alla vita anche se crede di parteciparvi, ma ci partecipa fino ad un certo punto. L’artista è separato, questo poi si sconta negli anni, nel tempo.

A.D. Sono morti i poeti, la poesia, o è il pubblico ad essere sempre più refrattario ed ignorante ai moti dello spirito?

D.B. Questo veramente non te lo so dire, perché io non è che frequenti molta gente. In genere si parla oggi di un appiattimento causato dai mass-media e dalla televisione. Può darsi che questo sia vero, però non credo che questo sia il vero motivo per cui i giovani sono disincantati o sono lontani dalla letteratura. >>Seguita a Pagina 2

Scritto da Poeti d’Azione

Poeti d'Azione

Il Movimento Poeti d’Azione esiste dal 1994 ed è stato fondato dal poeta ed attore Alessandro D’Agostini. *Seguici sui social network!* E non dimenticare di lasciare un tuo commento a questo articolo qui sotto. *Ci teniamo a conoscere la tua opinione!*

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Comments

  1. Poeta che ho sempre amato, esprime un tipo di poesia del “mistico-reale”,che si trova in ogni uomo fuori da ogni formalismo o affettazione. Niente briglie per il vento e i sentimenti.

    Tanto per chiarire le idee ai tanti “parrucconi ,che tornano come “zombies”

  2. Lascio traccia e un ringraziamento per un poeta che fa parte del mio pantheon

  3. daniela cococcia says:

    condivido pienamente su ciò che dice sulla poesia e sugli editori.A distanza di anni non è cambiato nulla, i poeti molto sconociuti devono pubblicare con le piccole e medie case editrici perchè le grandi sew ne fottono della poesia. loro vogliono vendere giocano siulla quantità e sulla narrativa d’autore per guadagnarci e specularci. noi piccoli scrittori sconosciuti siamo fuori da un mondo letterario …associazioni letterarie a non finire per poter proporre ancora poesie e farle leggere con i vari concorsi letterari a volte onerosi e pubblicazioni di antologie che non legge nesssuno.
    Spero che la poesia non muoia perchè tutte le emozioni,sensazioni gioie e dolori non devono morire nei cassetti.

  4. grazie per questa preziosa testimonianza

  5. Dario Gaudiuso says:

    Non dubito dell’autenticità dell’intervista (le risposte sono quelle tipiche di Dario), ma abbiate l’onestà di non spacciarla per l’ultima rilasciata dal poeta perché non è così. L’ultimo colloquio di Bellezza è stato con Gregorini, che lo ha assistito sul letto di morte, e lo si può leggere nel libro di Id., Il male di Dario Bellezza, Roma, Stampa Alternativa, 2006. Questo millantarsi s’addice poco a una rivista che vuole essere considerata seria.

    • Se lei avesse letto con attenzione l’articolo si sarebbe accorto che c’è proprio all’inizio questa dicitura:

      Primo numero della Rivista Letteraria Orizzonti (marzo 1994) dove uscì l’intervista al poeta Dario Bellezza. Allora ne furono stampate e diffuse quattrocento copie. La rivista fu presentata alcuni giorni dopo la stampa presso il Cinema De Lollis de’ L’Università La Sapienza di Roma. Da allora non è mai uscita dai nostri archivi e può pertanto considerarsi l’ultima intervista del poeta resa nota dopo la sua morte.

      Pertanto noi non spacciamo false notizie o altro come dice lei che ci ha mosso una critica immotivata senza aver evidentemente letto con attenzione e integralmente l’articolo!
      Fra l’altro Fabrizio Gregorini, che conosce personalmente Alessandro D’Agostini, è stato fra i primi a ricevere la notizia della pubblicazione di questa intervista (avendo la possibilità di accedere ad essa con anticipo) e non si è assolutamente lamentato di nulla e altresì ha ringraziato calorosamente in una e-mail privata Alessandro D’Agostini per l’ottimo lavoro svolto sia all’epoca come oggi.

      Inoltre, per la cronaca, questa intervista fu presentata ufficilamente assieme alla rivista che la riportava con la presenza del poeta Dario Bellezza stesso al cinema De Lollis. Bellezza ebbe modo di leggerla sia prima che dopo la pubblicazione.

      Ci sono fra l’altro numerosi testimoni oculari di quella serata di presentazione (tutti viventi ed in salute) che se ha altro tempo da perdere volendo può anche rintracciare!

      Per quanto riguarda la rivista noi non la rappresentiamo e non la difendiamo in quanto abbiamo voce in capitolo solo relativamente la numero 0 (datato marzo 1994). Alessandro D’Agostini infatti dopo aver preso parte alla fondazione della rivista stessa ne assunse il ruolo di Redattore Capo ma esercitò la sua carica solo per quel numero. Già al numero successivo, per divergenze con la direzione sulla linea editoriale da seguire, rassegnò le dimissioni ed abbandonò definitivamente il periodico.

      Questo spazio vuole essere costruttivo. Basta polemiche sterili! Qui si è voluto fare un giusto omaggio ad un grande poeta e basta!

      • Dario Gaudiuso says:

        Guardi, sig. anon che mi ha risposto, che la mia non voleva essere una messa in dubbio della validità dell’interevista. Questa è stata la prima cosa che ho scritto.
        Non capisco perché lei mi citi tutti questi aspetti cronachistici che non mi interessano minimamente. Fra l’altro non conosco alcun Fabrizio Gregorini. Il Gregorini di cui io parlo è Maurizio, poi non so voi (lei e il sig. D’Agostini che lei difende con cotanto piglio ma che io non ho idea di chi sia) con chi abbiate rapporti. La citazione che ha fatto, e per cui la ringrazio, effettivamente non l’avevo letta, perché non è all’inizio dell’articolo, è didascalia di un’immagine a metà prima pagina. E allora, signore, c’è tanta differenza nell’affermare nel titolo “Dario Bellezza, l’ultima intervista del poeta. Esclusivo” e poi specificare – nemmeno in corpo testo – che si tratta in realtà semplicemente dell'”ultima intervista uscita dai nostri archivi”. Non devo venire io a darle lezioni di giornalismo. Almeno adesso chi come me, che per vari motivi tende a saltare immagini e didascalie supponendo, ed evidentemente sbagliando, che in testi accessori non ci siano mai informazioni così importanti, questi potrà leggere il suo commento bello grande e sapere come stanno effettivamente le cose.
        La mia non è una polemica inutile: sulla morte di Dario si è già marciato troppo. Continuare a farlo dopo quasi vent’anni è triste.
        Con ciò non tolgo il fatto che voi siate da ringraziare (anche io vi ringrazio) per questa documentazione che, anche se presentata in modo fuorviante, è e senza dubbio resta importante.

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