Prospettive della poesia come liberazione o riformulazione e tutela del senso di Gianfranco Biancofiore

 

Dagli atti della Conferenza tenutasi il 10/11/1988

“La Poesia come Lotta e come Liberazione”

relatori: Alessandro D’Agostini, Massimiliano Polselli, Gianfranco Biancofiore

Per attenerci al tema prescelto di questa conferenza, estremo e responsabilizzante per la poesia come per la critica nel rapporto allo stato attuale della realtà, è utile richiamare l’attenzione sulle premesse storiche ed estetiche che presiedono alla comunicazione poetica nel contesto della comunità.

In precedenti dichiarazioni di poetica, si era con precisione posto l’accento sui motivi originari che avevano determinato una poetica come quella di cui qui intendiamo dar conto in rapporto alle condizioni affettive dell’attuale contesto culturale e comunicativo.

Su questo una chiara e definitiva risposta può ricavarsi dalla lettura del manifesto di Poesia d’Azione conclude, sia pure per grandi linee, le diagnosi di questo incontro.

È importante semmai operare dei collegamenti di supporto con i precedenti di una poetica legata alla realtà, intesa come ricerca di un’armonica rispondenza del fare pratico e della reazione tra i lettori.

Tornano parallelamente alla memoria non tanto le definizioni più classiche, e ormai vulgate, di poesia e realtà che un intero secolo ha lasciato, bensì i più diretti e particolari riflessi che tali riflessioni si sono espressi, con sorprendente convinzione, e anticipo sull’attualità, nei due manifesti del Surrealismo di Andre Breton, entro cui il poeta e filosofo formulava l’ascendenza filosofica ed etica, oltreché irrazionalistica, del movimento.

Ma in questo momento ci preme piuttosto sottolineare le possibili nuove implicazioni che queste ascendenza hanno assunto nella più giovane produzione e intervento della poesia attuale, andando a costituire di questa anzitutto il supporto e l’ambito da cui si può dire sia nata l’attuale produzione.

La poesia è intesa ora come necessità di estrinsecazione della parola capace di esprimere una forza soggettiva che sconvolga l’intimo ordine della realtà, esorcizzando ogni fattore negativo.

È questo l’assunto che, decisamente ispirato a una chiave di lettura idealistico-storicistica hegeliana, anima la poesia e la poetica non solo di Breton, quanto dell’attuale poesia, intesa come insistita ricerca di una riconciliazione con la vita, vissuta dualisticamente in una frattura tra l’io poetante e le cose, in un cambiamento della vita stessa a partire, per rifarci al poeta contemporaneo francese dalla liberazione del desiderio.

Il desiderio è però qui inteso come punto di partenza, anche naturale per sua implicita necessità, ma in grado di risvegliare la volontà e il dovere della libertà personale-collettiva.

La libertà è prima di tutto rivendicazione dell’individuo in quanto totalità umana, problema e anima della poesia, il cui primo motivo è la reazione al grigio squallore della società (A. D’Agostini – “Un altro auspicio”) qui intesa, utopisticamente, come il destinatario di aspirazioni rivitalizzanti, in un’ideale rispondenza degli animi, risvegliati dal generale stordimento di una mancata redenzione umana.

La poesia è intesa qui come conoscenza e conseguimento di universalità in una giustamente rivelatrice unità di visione tra esigenza morale, come orgoglioso e mistico scotto pagato al principio spinto fino al paragone con l’incommensurabilità di un imminente e “immane sgretolamento”, ovvero Nullità verso cui l’uomo si dirige, positiva solo in quanto capace di trascendere e superare, riconquistando un senso dell’umano e del suo agire nel mutamento, ma anche come adesione alle cose al fine di crearne l’oggetto, il valore della poesia o la poesia come valore ultimo, che nasce dall’esperienza, dalle sue speranze, dalla vita intesa come concreta attuazione del valore e dell’idea, non coltivata come astratto rifugio estetico.

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